E’ passato un po’ di tempo da questa breve visita nel paese Mayaro che ho intrapreso questa primavera del 2008 ma i ricordi sono ancora vivi nella mia mente.

Prima di tutto il viaggio: dal Veneto la Ungheria non dista eccessivamente, se la destinazione come nel nostro caso è abbastanza distante dalla capitale Budapest abbiamo valutato che il viaggio in aereo non era conveniente perché ci costringeva ad altri 200 km di spostamento da Budapest a Pécs sia all’andata sia al ritorno. Abbiamo perciò preferito intraprendere il viaggio in auto via Trieste – Slovenia – Croazia (circa 700 km) ma variando il percorso di ritorno attraverso l’Austria.

Pècs è una citta tranquilla e vivibile, pregiata da edifici di interesse storico all’interno delle vecchie mura e di un centro parzialmente pedonabile in cui si concentrano i negozi e ristoranti. Nel resto della città non mancani i centri commerciali di recente apertura. Il costo della vita per alcuni aspetti nel 2008 ci è sembrato inferiore all’Italia, soprattutto nei ristoranti, ma non si può dire lo stesso per l’abbigliamento dove i prezzi sono allineati.
La lingua è davvero incomprensibile per un turista medio, in quanto priva di affinità con l’Inglese o il Tedesco, tuttavia il livello di conoscenza dell’Inglese è buono (sicuramente più alto dell’Italia!) e quindi non abbiamo riscontrato particolari problemi di comunicazione. La moneta è il fiorino ungherese, sembra infatti che l’euro sarà adotatto solo tra aluni anni, in alcuni casi non è stato comunque un problema pagare in Euro.

Il cibo è ottimo, soprattutto per le carni, da non perdersi un gulash che qui è un piatto nazionale. L’alloggio, un 3 stelle, è risultato un ottimo compromesso qualità/prezzo, pulito e accogliente, almeno quello che ci è stato consigliato da nostri amici. Unico neo le strade che sembrano essere poco funzionali allo spostamento all’interno dell’Ungheria in quanto le direttrici principali (per motivi storici) sono disposte a “raggiera” dalla capitale. Costringono quindi ad “avventurosi” percorsi attraverso la campagna per spostamenti che non hanno come direzione Budapest.
Nel viaggio di rientro abbiamo approfittato per una sosta rigenerante presso il lago termale di Heviz, attenzione che la vendita di salvagenti, braccioli e quant’altro aiuti a galleggiare nelle immediate vicinanze non è casuale: infatti non si tocca quindi per un bagno rilassante è meglio dotarsi dell’opportuna attrezzatura!

Il lago di Balaton, il luogo balneare dell’Ungheria non ci è sembrato con acque molto pulite e il paesaggio un po’ forse per il periodo fuori-stagione non accogliente.
Salendo verso nord, avvicinandosi al confine il paesaggio diventa sempre più simile all’Austria tanto da non far notare quasi il passaggio alla frontiera se non per i cartelli la indicano.