Vista la vicinanza con il campeggio in cui mi trovavo a trascorrere alcuni giorni al mare e l’ingresso libero ho seguito il concerto dei Baustelle a Jesolo sabato 5 luglio 2008. Non conosco la formazione ma l’ho sentita nominare spesso in questi ultimi tempi da amici e ho visto di sfuggita la concerto del primo maggio a Roma di quest’anno.
L’impressione del concerto non è stata delle migliori o meglio non all’altezza delle aspettative per un gruppo che si prospetta protagonista del palcoscenico italiano. Gli spunti musicali più interessanti sono quelli che richiamano il Battiato (ma lui lo conosciamo già), musicalmente troppo scontati i pezzi, i testi sono invece interessanti ma proposti in questa situazione con un set non affiatato e con gravi punti deboli. Analizzando più da vicino la mia impressione è stata di una voce interessante (Bianconi F.) calda e gradevolmente “narratrice” che subito rimpiangevo nel momento in cui la voce principale era affidata alla singer: una timbrica che personalmente non mi piace ma cosa che maggiormente mi ha dato fastidio l’impossibilità oggettiva di seguire il testo, anche con un certo impegno e un magistrale mixaggio non sono stato in grado di seguire le parole pronunciate dalla cantante a differenza del Bianconi molto preciso e attento alla pronuncia.

Miglior musicista sul palco il bassista, una buona ritmica e una buona chitarra, purtroppo meritevole l’impegno del polistrumentista (chitarra, violino, fisarmonica) ma poco incisivo e “superfluo”, soprattutto nelle parti di violino che mi sono sembrate soltanto “estetiche”. Buono, quasi sempre essenziale ma nascosto (in tutti i sensi) synt, piano.

Il momento più entusiasmante del concerto sicuramente il finale (prima del bis) con un pezzo techno-noise che ha innescato il pubblico (fino a quel momento praticamente immobile come in un concerto di Guccini) che mi ha fatto venire in mente la scena dance di Zion in Matrix Revolution purtroppo troncato dalla band (un vero peccato… poteva continuare 10 altri minuti e tutti erano contenti). Imbarazzante un errore a metà concerto non certo per l’errore in sè, ma per come è stato gestito; ovvero la band si ferma e riparte…

Ottimo il sound e il missaggio, seguito accanto alla postazione mixer è stato da questo punto un ottimo concerto, ad avvalorare la mia tesi sulla critica alla voce femminile l’uso di un opportuno aumento di effetti delay rispetto al Bianconi mirato ad avvalorare (riuscendoci) la performance vocale ma che lascia ipotizzare che anche l’uomo al mixer volesse “dare una mano” alla singer.

Sicuramente Bianconi ha qualcosa da dire ed è un personaggio interessante ma mi piacerebbe sentirlo in una formazione in trio o solista accompagnato dalla sola chitarra, la performance live di questo set è stata nel complesso deludente :-(

 
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PJ Harvey White Chalk

On 09/03/2008, in Music, by admin

Ho ascoltato per la prima volta un brano di PJH nel 1999 mentre facevo servizio civile e cercavo di concludere il mio piano studi. E’ grazie a Piero, un amico e batterista che condivideva con me i mesi di servizio che mi appassionai alla cantautrice “illusionista”. Da allora ho acquisito tutta la sua discografia e sicuramente l’album che considero più interessante e coinvolgente è To bring you my love certo il più emozionante è sicuramente 4-Track Demos ma molto impegnativo a un primo ascolto.

Comunque veniamo all’ultimo lavoro di Polly, appena aperto il supporto subito mi sono compiaciuto dello stile minimalista usato nella confezione, un cartoncino sobrio, una immagine di copertina che è fiera di non essere esuberante e ti coglie con tutta la sua bellezza dopo molto tempo e a distanza di tempo, proprio come la musica del disco.

Ai primi ascolti non riuscivo a seguire più di 3 pezzi, ero perciò consapevole che si trattava di qualcosa da da capire per essere compreso appieno. Dopo un 20-25 ascolti posso direi che ho colto quello che volevo cogliere, un album delicato e ruvido, raffinato e che mette in risalto le capacità vocali e “funambolari” di PJ Harvey. C’è inoltre una presenza forte del piano a scapito della chitarra presente invece in tutti gli album precedenti, spazio anche per molti strumenti tra cui quello che colpisce di più è sicuramente l’arpa.

Molto curati i suoni e l’atmosfera.

L’alchimia e magia scaturisce comunque dalle note del piano e dalla voce molto effettata di PJ.

 
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Eveline Waking up Before Dawn

On 23/02/2008, in Music, by admin

La data ufficiale dell’uscita del secondo disco degli Eveline è fissata per il 21 marzo 2008. Il locale scelto per il release party è il Locomotiv di Bologna. Dopo il tour in Germania il quartetto ritorna a suonare in casa.

E’ un concerto che segna senza dubbio un momento importante per la Band. Dopo il primo disco, apprezzatissimo della critica, gli Eveline hanno affrontato molto lavoro ed esibizioni in diversi club del nord Italia ecco che i risultati sono arrivati nel 2007. Gli Eveline sono stati notati anche (e soprattutto) all’estero, è iniziata la loro collaborazione con l’etichetta tedesca Sopot Int. Records che decide di ristampare e distribuire in Germania, Austria e Svizzera il primo disco, l’etichetta Inglese Sonic Vista si propone invece per la produzione del secondo disco.

Eveline Band Rock Bologna

Un giorno particolare: quello che segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. E un titolo altrettanto poetico e magico (Alzarsi prima dell’alba) sono senz’altro ingredienti che fanno intravedere, senza prepotenza, la raffinatezza dello stile e della musica degli Eveline. Chi ha apprezzato il primo disco rimarrà sicuramente stupito ed entusiasta di questo ultimo lavoro del quartetto: i nuovi pezzi sono elaborati, come è nello stile degli Eveline, anche se sotto una altra impronta. Si percepisce la crescita e maturazione dalla band, nuovi suoni e nuove idde …e si capisce che hanno ancora molto da dire.

Alessandro De Zorzi

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Con questo titolo un po’ provocatorio, volevo sottoporre un punto di vista e alcune considerazioni personali che penso possano essere utili a capire che c’è un “altro lato della medaglia” nel promuovere centri di formazione universitari nella nostra provincia.

Non voglio criticare ne sminuire l’impegno e il lavoro svolto in questi ultimi anni nei confronti di chi si è battuto e impegnato nel far nascere centri “universitari in provincia”, voglio pensare e credere che le loro intenzioni siano le migliori e l’obiettivo quello di valorizzare e dare maggiori possibilità alle nostra provincia, purtroppo quello che penso è che si stia ottenendo l’effetto contrario.

Partiamo dal punto di vista dello studente. La maggioranza degli studenti bellunesi ha frequentato le superiori sotto casa, frequenta quindi la scuola rientrando a casa ogni sera, certo vi sono studenti che rimangono fuori di casa tutta la settimana (studenti del Comelico che frequentano a Belluno o gli studenti dello ski-college di Falcade e altri casi) ma sono in misura minore.

L’università è una esperienza di vita oltre che formativa essere “costretti” a trasferisti temporaneamente in una città come Padova, Venezia, Bologna o Milano per frequentare un corso di 3/5 anni, significa confrontarsi con una realtà diversa da quella Bellunese, significa cresce e apprendere non solo dai corsi ma anche dal confronto con persone che difficilmente saranno i tuoi ex. compagni delle superiori…
Significa imparare a darsi da fare, intraprendere e essere a contatto con realtà extra-universitarie che a Belluno non ci sono. Significa trovare la propria strada.

Vedo in modo positivo la proposta di rendere obbligatorio un anno di università all’estero. Questa è la direzione da seguire. Creando università a Belluno (o Feltre) si fa un danno allo studente Bellunese che di fronte a una scelta (talvolta condizionata da famiglia e amici) può trovare appetibile frequentare “vicino a casa” piuttosto che recarsi in atenei più noti e importanti. Peccato che poi l’università sotto casa magari restituisca una formazione scadente perché non vi si trovano insegnanti illuminati, perché è una sede staccata e non è dotata di strutture adeguate etc. Per quanto ci si sforzi è normale e comprensibile che non si possano fare investimenti in questo senso in provincie scarsamente popolate e di montagna. Quando poi il nostro studente si è laureato al colloquio di lavoro dirà di essere laureato a Feltre, il suo l’interlocutore chiederà: Feltre?!?!?! Solo a quel punto capirà di aver buttato via anni preziosi.

Vogliamo dare una mano ai nostri studenti? Mandiamoli a studiare in atenei rinomati che per fortuna non mancano in Italia, poi molti di loro ritorneranno in provincia laureati e entrati nel modo del lavoro creeranno nuove attività innovative, porteranno freschezza di idee alle aziende è questo valorizzerà la nostra provincia. Solo così avremmo uno scambio culturale positivo e utile. Dall’altro lato, abbiamo una provincia di montagna e vogliamo che significhi qualcosa culturalmente? Bene, creiamo strutture che possano ospitare campus, convegni e centri di eccellenza, la nostra provincia potrà essere appetibile a questi settori, nessuno verrà a Belluno per frequentare l’università, non speriamoci, ma da tutto il mondo potranno recarsi a 2000 metri in una struttura per seguire un convegno internazionale o un campus di due settimane.

Alessandro De Zorzi

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Questo è un documento che non vuole essere una procedura piena di comandi da seguire per l’installazione, per questo si rimanda ai documenti specifici che sono inoltre aggiornati:

Il mio documento vuole essere un tema generale da leggere se si ha intenzione di installare Linux su un nuovo MacBook o se si vuole informarsi prima di fare un acquisto, nel mio caso infatti sto passando da un iBook PPC ai Mac con processore Intel.

Ebbene si è arrivata l’ora di lasciare il tanto amato PowePc… non senza rammarico.
il nuovo portatile che ho acquistato è un MacBook 13” 2.2 GHz Intel Core 2 Duo. Il sistema Apple a bordo è OSX 5.1… Perché prendere un nuovo Apple con processore Intel?

Operazioni preliminari su OSX

Per prima cosa avvio OSX e pongo particolare attenzione a impostare un nome breve che sia comodo e senza spazi. Applico gli aggiornamenti Apple, infatti è già disponibile la versione 10.5.1 tralasciando quelli degli applicativi e avvio l’applicativo che uso di più su OSX Applicazioni > Utility > Terminale senza tanti problemi setto il font di default Courier e colori per ottenere il mio terminale preferito. Mi capita di usare Osx soprattutto quando mi capita di collegarmi via Wireless e il terminale è un utile strumento.

Ridimensionare partizione OSX

Alla consegna il Mac ha il sistema operativo che occupa tutto il disco su una singola partizione. In passato non avendo a disposizione software dedicato per Mac effettuavo un partizionamento del disco e procedevo a reinstallare il sistema operativo ora vedo che è possibile da OSX lanciare un comando di ridimensionamento senza perdita di dati… comodo e sembra aver funzionato, ora ho un disco da 80Gb

rEFIt

Ok ero affezionato a yaboot… ma questo rEFIt installabile da osx fa il suo dovere e lo fa bene… è pure graficamente molto bello!

Quale distribuzione Linux?

Debian, ovviamente. Avevate dubbi? A parte le preferenze personali Debian se si esce da architetture x86 Debian è la migliore… Ok il nuovo Apple è x86 ma non facciamoci troppo affidamento, ho iniziato a usare Debian proprio per l’architettura ppc e non l’ho più mollata!

Quale architettura?

Se avete un Intel Core 2 Duo l’architettura indicata è la amd64 anche se potete installare una i386 che funzionerà e poi al limite installare solo il kernel amd64. Certo se siete arrivati da una architettura diversa da i386 scommetto che la vostra preferenza cadrà su amd64… Vi avverto subito che i soliti problemi dovuti alla architettura poco diffusa (se pur in misura minore rispetto a ppc) li troverete anche qui: primo fra tutti il Flash di Adobe che è non è disponibile per Linux 64bit. E’ comunque possibile installare il plugin Flash a 32bit di Adobe (manualmente) ma per utilizzarlo dovete aver installato ia32-libs

 

Effemeridi, la parola sembra famigliare ma non tutti ne conoscono il vero significato. Magari ci si imbatte nelle Effemeridi quando si cerca di calcolare il proprio ascendente zodiacale, ma tranqulizzatevi le effemeridi non sono nulla di magico o trascendentale, sono semplicemente un calcolo che deriva dalla fisica e dell’astronomia, matematica insomma…

La mia riflessione sulle Effemeridi parte da una semplice domanda che mi è stata posta. Come ogni anno in questo periodo, vicini al solstizio di inverno tanti citano e condividono riflessioni più o meno profonde sul “dì più corto” che come è noto è il 21 dicembre. Mi è stato chiesto: perché l’ora del levare del sole e del tramonto 10 giorni prima e 10 giorni dopo il solstizio (diciamo 11 dicembre e al 31 dicembre) non sono uguali, anche se la durata della luce è, come ci si aspetta, maggiore del 21 dicembre? In pratica i giorni non rispettano una simmetria rispetto al solsitizio di inverno.

La risposta è che l’orologio e tutti gli strumenti che usiamo per misurare il tempo di uso comune misurano il tempo medio dove tutti i giorni durano 24 ore esatte, ma in realtà durante l’anno (per effetto dei moti di rotazione e rivoluzione del nostro pianeta) le ore subiscono delle piccole variazioni in positivo e negativo rispetto al tempo medio, questo tempo, che è ad esempio quello misurato dagli orologi solari (meridiane) è il tempo vero, certo fa un po’ impressione pensare che tra un mezzogiorno (massima altezza del sole all’orizzonte) e il mezzogiorno del giorno dopo non passino sempre “24 ore di orologio” ma qualche volta una manciata di secondi in più e qualche volta in meno… L’accumularsi dell’errore porta in alcuni momenti dell’anno a una differenza anche di un quarto d’ora tra il tempo medio e il tempo vero, ecco quindi spiegata la non simmetria del levare del sole rispetto al solstizio di inverno.

 
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Viaggio a Bremen

On 14/12/2007, in Music, Viaggi, by admin

Bremen (Brema in Italiano) è una città situata a nord-est della Germania un 60 km più a sud del mare del Nord. Nell’immaginario collettivo è spesso associata alla nota fiaba “I musicanti di Brema” la cosa infatti ha qualche traccia nella mia memoria…

Brema Bremen

Ho visitato la città il 14-15 dicembre di quest’anno e devo dire che l’atmosfera Natalizia mi è molto piaciuta per via della sobrietà negli addobbi e nei mercatini che ormai inflazionano tutte le nostre città, certo le strade del centro erano affollatissime di persone che si lasciavano andare a acquisti e consumazioni ma senza essere di questo una priorità. A tal proposito volevo sottolineare che per il turista il costo è decisamente inferiore in riferimento alle città italiane (inversione probabilmente avvenuta solo negli ultimi anni e sicuramente legata all’introduzione della moneta unica) per fare un esempio un ottimo piatto di pesce, per due persone in un ristorante in centro ricavato in una casa del 600: 24 euro! La filosofia degli esercizi mi è sembrata più quella di “lavoriamo con il bar pieno” chiedendo il giusto

Ad ogni modo, veniamo al motivo che mi ha portato a Brema: “i musicanti” ma non quelli della fiaba, bensì il quartetto rock bolognese Eveline a cui sono legato da un rapporto di amicizia e che hanno effettuato un Tour in Germania toccando oltre a Brema, Berlino, Francoforte e Hannover… con l’appoggio della nuova etichetta tedesca Sopot-Records che sta distribuendo il loro primo disco: Happy Birthday Eveline!!!

Eveline Rock Bologna a Bremen Brema Spedition

E’ stato piacevole vedere gli Eveline impegnati oltre frontiera e devo dire che li ho trovati entusiasti nel raccontare il coinvolgimento del pubblico (molto attento) alle loro performance e a proprio a loro agio sia sul palco sia nelle relazioni pubbliche.

Appropostito dei tedeschi del nord, molto composti in tutto, anche nel giorno della partita (il sabato) “gli ultras” che sono arrivati in città si muovevano in modo composto portandosi dietro famiglia e birre… un aspetto della tifosaria del tutto compatibile con il resto delle attività della città direi.

Una nota sul viaggio che è stato perfetto e in orario, volo con una compagnia simbolo del lowcost: RyanAir, certo è paradossale come una compagnia con un costo inferiore a un pieno di gasolio della mia auto mi abbia fatto attraversare le Alpi quando la nostra compagnia di bandiera non riesce ad avere un bilancio in attivo ?!?!? Sarà che l’unica volta che ho avuto a che fare con Alitalia ho rischiato di perdere una coincidenza e poi mi sono imbattuto manco a dirlo in uno sciopero quando mi trovavo a rientrare dalla Romania ma la percezione del servizio RyanAir è sicuramente migliore…

 
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Apache2 + vhost + suphp

On 19/06/2007, in Open source, by admin

Il modulo vhost_alias usato in apache2 consente un grande vantaggio in presenza di un numero elevato di virtual host (come nel caso di un server di hosting) in quanto è possibile utilizzare un solo virtual nella directory /etc/apache2/sites-available che contiene delle variabili come il nome host.

Esempio:

# definizione della DocumentRoot
VirtualDocumentRoot /www/%0/public_html

In questo caso la variabile %0 rappresenta il nome host come può essere www.example.com

A questo punto gli svantaggi più evidenti sono che nella definizione delle impostazioni di PHP come ad esempio
php_admin_value open_basedir ".:/www"
non è interpretata la variabile %0

Normalmente i file .php sono eseguiti con i permessi dell’utente ad hoc (nel caso di debian www-data) questo comporta che interazioni con il file system (come la creazione di directory, l’upload di file etc.) risentono di tale utente e comportano che tutti i file e directory creati da php sono di proprietà di questo utente.

L’uso di suphp porta all’esecuzione dei file .php con il UID-GID del proprietario del file. Il vantaggio in situazioni di vhost sono molteplici. Innanzitutto a livello di sicurezza è possibile garantire che gni host non interagisca con gli altri. A livello di praticità non è più necessario aumentare i permessi a 777 quando si desidera creare una directory per ospitare file di upload. Inoltre suphp consente l’impostazioni di altre misure di sicurezza interessanti tramite il file /etc/suphp/suphp.conf

; Security options
allow_file_group_writeable=true
allow_file_others_writeable=false
allow_directory_group_writeable=true
allow_directory_others_writeable=false

Una volta abilitato suphp attenzione che per le impostazioni di sicurezza è necessario fare riferimento al file /etc/php4/cgi/php.ini anziché /etc/php4/apache2/php.ini

 
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TARM

On 17/04/2007, in Music, by admin

 
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Debian/PPC graphical installer

On 27/09/2006, in Open source, by admin

Anche Debian ora ha un installer grafico molto sobrio e carino… su architettura ppc l'installer è ancora in fase di sperimentazione, sul mio iBook G4 a differenza di altri modelli ha funzionato senza problemi Debian/PPC graphical installer

$ cat /proc/fb
0 ATI Radeon NV
$ cat /proc/cpuinfo

processor       : 0
cpu             : 7447A, altivec supported
clock           : 1420.000000MHz
revision        : 0.5 (pvr 8003 0105)
bogomips        : 73.47
timebase        : 18432000
platform        : PowerMac
machine         : PowerBook6,7
motherboard     : PowerBook6,7 MacRISC3 Power Macintosh
detected as     : 287 (iBook G4)
pmac flags      : 0000001b
L2 cache        : 512K unified
pmac-generation : NewWorld